I termoindurenti sono materiali che si induriscono con il calore e non possono essere rimodellati o riscaldati nuovamente una volta formati. A differenza dei termoplastici, che possono essere riscaldati e riformati più volte senza subire modifiche chimiche significative, i termoindurenti assumono proprietà fisiche e chimiche stabili e permanenti dopo la prima fase di formatura a caldo.
Una volta polimerizzati termicamente, i termoindurenti offrono elevata resistenza al calore, alla corrosione e alla deformazione meccanica nel tempo, caratteristiche che li rendono adatti per componenti ad alte prestazioni, soggetti a tolleranze rigide e sollecitazioni elevate. Per questo, i termoindurenti rappresentano una categoria di materiali dalle enormi potenzialità e ampiamente utilizzata.
I materiali termoindurenti più comuni nella stampa 3D includono silicone, poliuretano ed epossidici, che sono anche tra i termoindurenti più diffusi in generale. Tuttavia, la loro alta viscosità rende difficile la stampa tramite tecnologie di estrusione. Le tecnologie a estrusione ad alta precisione sono possibili, ma particolarmente complesse e richiedono una profonda ottimizzazione sia della chimica dei materiali sia della meccanica dei sistemi.
Le resine epossidiche sono impiegate anche per la stampa 3D di parti rinforzate con fibre continue tramite sistemi di estrusione robotica, ma si tratta ancora di una tecnica sperimentale. Stampare termoindurenti come poliuretani o resine epossidiche combinandoli con fotopolimeri in processi stereolitografici ad alta velocità (come DLS o cDLM) richiede ulteriori modifiche chimiche e ingegneristiche, tematiche comunque trattate nell’ambito della stampa 3D fotopolimerica.
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