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title: "Ricercatori della UCSF sviluppano un composito per standardizzare lo sviluppo degli organoidi"
url: https://www.voxelmatters.com/it/ricercatori-della-ucsf-sviluppano-un-composito-per-standardizzare-lo-sviluppo-degli-organoidi/
date: 2026-03-16
modified: 2026-03-16
lang: it
author: "Joseph Caron-Dawe"
description: "Un gruppo di ricercatori della University of California, San Francisco (UCSF) ha sviluppato un nuovo biomateriale che consente di stampare in 3D cellule staminali in configurazioni precise all’interno di piastre..."
categories:
  - "Bioprinting"
  - "Ricerca medica"
tags:
  - "future"
image: https://www.voxelmatters.com/wp-content/uploads/2026/03/UCSF-cells_01-591x640.jpg
word_count: 468
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# Ricercatori della UCSF sviluppano un composito per standardizzare lo sviluppo degli organoidi

Un gruppo di ricercatori della University of California, San Francisco (UCSF) ha sviluppato un nuovo [biomateriale](https://www.voxelmatters.com/wearable-biomaterial-inks-developed-by-researchers/) che consente di [stampare in 3D cellule staminali](https://www.voxelmatters.com/cellink-3d-printed-stem-cells-space/) in configurazioni precise all’interno di piastre di Petri. Il risultato affronta uno dei problemi più noti nella [ricerca sugli organi coltivati in laboratorio](https://www.voxelmatters.com/it/3d-biolabs-presenta-un-nuovo-approccio-per-la-produzione-di-organi-con-stampa-3d-fluidodinamica-computazionale-e-cellule-organo-specifiche/): la difficoltà di ottenere risultati riproducibili.

Gli organoidi, ovvero versioni in miniatura di organi coltivate in laboratorio e capaci di auto-organizzarsi in strutture complesse,sono strumenti molto utili per studiare le malattie. Tuttavia il loro sviluppo è spesso imprevedibile, rendendo difficile replicare gli stessi risultati negli esperimenti.

Per affrontare questo problema, il team della UCSF ha mescolato microparticelle di alginato, un carboidrato complesso derivato dalle alghe,  con il Matrigel, il gel più comunemente utilizzato per coltivare organoidi. Il composito ottenuto si comporta in modo più simile all’ambiente morbido e di supporto in cui i tessuti si sviluppano naturalmente e permette di posizionare le cellule staminali in forme precise prima che inizi il processo di maturazione.

Una proprietà chiave del nuovo materiale è il suo profilo di “stress relaxation”, ovvero la capacità di cedere gradualmente quando il tessuto in crescita esercita pressione sull’ambiente circostante.

[![UCSF researchers develop composite to standardize organoid development](https://www.voxelmatters.com/wp-content/uploads/2026/03/UCSF-cells_03-640x640.jpg)](https://www.voxelmatters.com/wp-content/uploads/2026/03/UCSF-cells_03.jpg)

Bioprinted intestinal organoid tubes with stains for DNA (blue). Image by Gartner Lab

[![UCSF researchers develop composite to standardize organoid development](https://www.voxelmatters.com/wp-content/uploads/2026/03/UCSF-cells_02-640x640.jpg)](https://www.voxelmatters.com/wp-content/uploads/2026/03/UCSF-cells_02.jpg)

“L'aspetto che si è rivelato più importante è il modo in cui il materiale si rilassa nel tempo ossia quello che chiamiamo stress relaxation”, ha spiegato Zev Gartner, professore di chimica farmaceutica alla UCSF e autore senior dello studio. “Il materiale deve cedere con la stessa velocità con cui i tessuti si riorganizzano.”

Il Matrigel utilizzato da solo non è adatto alla biostampa. “Il Matrigel liquido è troppo fluido per stampare con precisione e, una volta solidificato, oppone troppa resistenza”, ha spiegato Austin Graham, ricercatore post-dottorato nel laboratorio di Gartner e primo autore dello studio. “Avevamo bisogno di un materiale che ci permettesse di posizionare le cellule esattamente dove vogliamo, ma che lasciasse comunque spazio alla loro crescita e organizzazione.”

La miscela alginato-Matrigel produce una consistenza simile a quella della sabbia bagnata, che mantiene i gruppi di cellule stampate nella posizione desiderata ma diventa progressivamente più flessibile man mano che il tessuto cresce. Il team ha validato il metodo su diversi tipi di tessuto, tra cui cellule intestinali e delle ghiandole salivari di topo, cellule vascolari umane e cellule cerebrali umane derivate da cellule staminali.

Le cellule intestinali stampate in configurazioni lineari hanno formato strutture tubolari in grado di trasportare fluidi, simili a quelle presenti nell’intestino umano.

“Non costruiamo i tessuti come fossero mattoncini Lego”, ha aggiunto Gartner. “Posizioniamo le cellule nel punto giusto e lasciamo che i loro programmi biologici guidino la formazione del tessuto. L’obiettivo è arrivare a una fase in cui l’organo inizi a formarsi autonomamente.”

Secondo i ricercatori, in futuro questo approccio potrebbe contribuire alla produzione di tessuti umani sostitutivi, ad esempio per la riparazione del cuore dopo un infarto.