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title: "La spinta della manifattura additiva allo sviluppo di ISAM e ISOM"
url: https://www.voxelmatters.com/it/la-spinta-della-manifattura-additiva-allo-sviluppo-di-isam-e-isom/
date: 2025-12-03
modified: 2025-12-02
lang: it
author: "Davide Sher"
description: "Dopo circa un decennio di sperimentazioni, la manifattura additiva sta diventando una leva decisiva nello sviluppo dell’In-Space Servicing, Assembly, and Manufacturing (ISAM) e, più in generale, dell’In-Space Operations and Manufacturing..."
categories:
  - "AM Aerospaziale"
  - "AM per lo spazio"
tags:
  - "Featured"
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# La spinta della manifattura additiva allo sviluppo di ISAM e ISOM

Dopo circa un decennio di sperimentazioni, la manifattura additiva sta diventando una leva decisiva nello sviluppo dell’In-Space Servicing, Assembly, and Manufacturing (ISAM) e, più in generale, dell’In-Space Operations and Manufacturing (ISOM). Le analisi contenute nel documento [NASA’s In-Space Servicing, Assembly, and Manufacturing (ISAM) State of Play 2025 Edition](https://www.voxelmatters.com/wp-content/uploads/2025/11/NASA_ISAM_State_of_Play_2025_Edition.pdf) mostrano come le tecnologie AM abbiano superato la fase esplorativa per evolversi in strumenti maturi, capaci di supportare missioni di lunga durata, crescita infrastrutturale, operazioni autonome e la costruzione di strutture complesse direttamente nello spazio.

![Explore the role of AM for ISAM and ISOM in advancing space missions and manufacturing techniques in orbit.](https://www.voxelmatters.com/wp-content/uploads/2019/12/AMF-768x456.jpeg)L’AMF di Made In Space è stata la prima stampante 3D commerciale mai operativa nello spazio.

## AM per costruire strutture in orbita

Il contributo della manifattura additiva parte dalla possibilità di produrre parti e strumenti direttamente in orbita. I primi oggetti stampati nello spazio risalgono al 2014, realizzati con una stampante FDM di [Made In Space (ora parte di Redwire)](https://www.voxelmatters.com/made-in-space-acquired-by-redwire/) a bordo della ISS, a dimostrazione che la stampa di polimeri in microgravità è affidabile. Con l’arrivo dell’Additive Manufacturing Facility nel 2016, gli astronauti hanno potuto produrre strumenti e piccoli componenti su richiesta, riducendo la dipendenza dalle scorte inviate da Terra e permettendo risposte più rapide a guasti imprevisti, elemento cruciale per le attività di assistenza in orbita.

I passi successivi, dalla [tecnologia Regolith Print di Redwire](https://www.voxelmatters.com/redwire-to-demonstrate-in-space-regolith-3d-printing-on-the-iss/) alla Modular Space Foundry, indicano un’evoluzione verso la manifattura a metallo e, soprattutto, verso l’uso di risorse* in situ, *un trend chiave per missioni ISAM operative a grande distanza dal supporto terrestre.

La manifattura additiva è centrale anche nella costruzione e nell’assemblaggio di strutture troppo grandi o ingombranti per entrare nell’ogiva del razzo. Invece di inviare in orbita intere antenne o tralicci, le missioni potrebbero trasportare materie prime compattate e realizzare strutture di grandi dimensioni una volta arrivate nello spazio. Programmi come il NOM4D della DARPA puntano proprio a integrare stampa 3D e robotica per costruire antenne e strutture multi-metro direttamente in orbita.

La lunga esperienza di NASA nella saldatura in orbita, da quella a fascio elettronico su Skylab alle più recenti prove di laser welding in ambienti termovuoto, aggiunge tecniche complementari alla stampa 3D, abilitando architetture modulari e riconfigurabili, pensate per crescere ed evolversi nel tempo.

![Explore the role of AM for ISAM and ISOM in advancing space missions and manufacturing techniques in orbit.](https://www.voxelmatters.com/wp-content/uploads/2025/11/redwire-rrp-cover-1024x683-1.webp)Redwire’s Regolith Print system.

## AM per ricambi e riutilizzo in orbita

Un’altra area strategica riguarda il riciclo, il riutilizzo e la rigenerazione dei materiali. Il [ReFabricator, installato sulla ISS nel 2019](https://www.voxelmatters.com/nasa-refabricator-3d-printer-iss/), era stato sviluppato per trasformare i componenti stampati in plastica usati in nuovo filamento. Nonostante le difficoltà tecniche incontrate, il progetto ha rappresentato un passo decisivo verso cicli produttivi chiusi in orbita.

Dimostrazioni successive, dalla fresatura per attrito in orbita sperimentata da Outpost ai test della Modular Space Foundry, evidenziano progressi anche nella rigenerazione del metallo, aprendo la strada a una vera economia circolare spaziale. Per le missioni ISAM, questo significa poter ottenere materiale per produrre ricambi o componenti strutturali senza dipendere da missioni cargo terrestri.

La manifattura additiva si estende anche alle infrastrutture su superfici planetarie. Trasportare materiali da costruzione dalla Terra alla Luna o a Marte non è sostenibile nel lungo periodo: da qui l’interesse crescente per l’utilizzo di risorse locali. Soluzioni come Blue Alchemist di Blue Origin mostrano che la regolite può essere trasformata in celle solari e cablaggi, mentre i progetti di stampa 3D con regolite portati avanti da NASA e Redwire dimostrano la possibilità di realizzare piste di atterraggio, ripari, strade e moduli abitativi direttamente sul posto.

![Explore the role of AM for ISAM and ISOM in advancing space missions and manufacturing techniques in orbit.](https://www.voxelmatters.com/wp-content/uploads/2017/09/refabricator_etu_open_pao-update-1-scaled.jpg)Il ReFabricator, installato sulla ISS nel 2019, era stato progettato per trasformare i componenti stampati in plastica usati in nuovo filamento.

Sistemi robotici come ARMADAS, le dimostrazioni del Tall Lunar Tower e i test di costruzione lunare di GITAI combinano robotica e materiali prodotti via AM per assemblare autonomamente torri, infrastrutture di comunicazione o strutture protettive. Queste capacità saranno le fondamenta delle future operazioni ISAM e ISOM sulla Luna e su Marte.

## AM al servizio di veicoli spaziali modulari e aggiornabili

La manifattura additiva supporta anche l’evoluzione verso veicoli spaziali modulari e facilmente manutenibili. Interfacce standardizzate consentono ai sistemi robotici di sostituire moduli, installare aggiornamenti o prolungare la vita operativa di un satellite. La stampa 3D rende questo modello ancora più flessibile: invece di progettare tutti i pezzi di ricambio a priori sulla Terra, è possibile realizzare componenti ottimizzati direttamente in orbita, riducendo le complessità logistiche e permettendo aggiornamenti in corso di missione.

Un’altra area emergente è l’autonomia operativa. I sistemi robotici impegnati in attività di assistenza, assemblaggio o riparazione traggono vantaggio da componenti progettati appositamente per la manipolazione robotica. La manifattura additiva consente geometrie che facilitano presa, allineamento e assemblaggio, sostenendo l’avanzamento verso operazioni sempre più teleoperate o autonome.

![](https://www.voxelmatters.com/wp-content/uploads/2025/12/230123_solarcell.webp)Blue Origin ha prodotto questo prototipo operativo di cella solare a partire da simulanti di regolite lunare.

Con il progredire della tecnologia, i robot saranno in grado di stampare componenti, assemblarli, sostituire parti usurate e costruire strutture complesse con supervisione minima da Terra.

Nel complesso, la manifattura additiva sta trasformando il modo in cui le missioni ISAM e ISOM vengono concepite. Non più sistemi completamente integrati lanciati dalla Terra, ma missioni che trasportano materia prima e realizzano ciò che serve direttamente in orbita. Non più satelliti obsoleti abbandonati, ma risorse da rigenerare in nuovi materiali. Non più infrastrutture lunari costruite con componenti terrestri, ma habitat generati a partire dalla regolite.
Tutto questo porta a costi più contenuti, maggiore resilienza e nuove possibilità operative, rendendo sostenibile una presenza umana e robotica nello spazio in modi impensabili con gli approcci produttivi tradizionali.