Hypnotize Dress: l’abito di Anouk Wipprecht che si controlla con la mente
La designer olandese Anouk Wipprecht si muove da sempre all’avanguardia tra moda e tecnologia. Da anni ci stupisce con creazioni altamente innovative, come lo SpeakerDress del 2017, una sorta di boombox futuristico da indossare, l’ingegnoso Proximity Dress, pensato nel 2020 per il distanziamento sociale, e l’Illuminating Dress del 2023, che reagisce all’ambiente circostante attraverso luci LED. Il suo ultimo progetto, l’Hypnotize Dress, prosegue questo percorso creativo unendo stampa 3D, elettronica e neurotecnologia.
Più nel dettaglio, la designer olandese ha collaborato con l’azienda di neurotecnologie g.tec, utilizzando il suo headset EEG Unicorn BCI-Core per acquisire i dati sull’attività cerebrale. Questi dati vengono poi tradotti in un indice di concentrazione che modifica i motivi visualizzati sugli otto display integrati nell’abito. Come spiega la designer: “I dati EEG vengono impiegati per stimare, tramite un modello addestrato, un valore di performance della concentrazione compreso tra 0 e 100. Questo valore, in continua variazione, viene associato all’animazione che scorre sugli otto display.”
Gli otto schermi circolari sono montati sull’abito tramite una struttura stampata in 3D e mostrano motivi ipnotici in bianco e nero. Quando la concentrazione di chi indossa l’abito aumenta, il movimento dei motivi accelera, fino quasi a ipnotizzare chi guarda. Quando invece la concentrazione cala, i motivi rallentano di conseguenza. “Mi interessa capire cosa succede quando l’interfaccia non è uno schermo davanti a te, ma qualcosa che indossi”, ha dichiarato Wipprecht.
L’idea di rendere visibile ciò che accade all’interno di chi indossa l’abito, esprimendolo attraverso la moda, non è del tutto nuova per Wipprecht. Nel 2023, prima dell’Hypnotize Dress, la designer aveva sviluppato lo ScreenDress partendo da un concetto simile. Anche questo abito utilizzava un headset EEG per creare un’interfaccia cervello-computer, ma in quel caso serviva a misurare il carico mentale di chi lo indossava. Quando il carico mentale aumentava, lo ScreenDress reagiva in tempo reale: gli schermi sporgenti attorno a testa e spalle mostravano occhi con pupille sempre più dilatate.
Sia lo ScreenDress sia il nuovo Hypnotize Dress sono prototipi che mirano a stimolare la riflessione su cosa succede quando un’interfaccia cervello-computer diventa qualcosa da indossare, qualcosa di pubblico. “La mia domanda è: se la nostra moda fosse collegata al battito del cuore e al cervello, che effetto avrebbe? Cosa impareremmo su noi stessi? O come cambierebbe il modo in cui comunichiamo con le persone intorno a noi?”, ha concluso Wipprecht.





