Alla Biennale di Venezia, il MIT esplora stampe 3D viventi con “To Grow a Building”

La Biennale di Architettura di Venezia, giunta quest’anno alla sua 19ª edizione, si è rivelata particolarmente interessante per chi lavora nel mondo della stampa 3D. Il curatore di questa edizione, l’architetto e ingegnere Carlo Ratti, ha dichiarato di essere ispirato dall’idea che “l’architettura debba sfruttare tutta l’intelligenza che ci circonda” per poter “affrontare un mondo in fiamme”. Questo approccio è emerso in numerosi progetti esposti, tra cui il padiglione canadese, dove sono presentate strutture viventi stampate in 3D con cianobatteri in grado di catturare il carbonio, e la struttura stampata in 3D progettata da Nof Nathansohn (MIT), destinata a crescere nel tempo.
Il progetto, intitolato To Grow a Building, esplora l’utilizzo di materiali e processi biologici naturali per creare spazi architettonici. Realizzata con terra locale raccolta a Massa Lombarda, la struttura sperimentale è stata stampata in 3D con una Crane WASP Scara, una stampante 3D per l’edilizia recentemente sviluppata, dotata di una maggiore libertà di movimento grazie a un nuovo giunto meccanico. Questa nuova configurazione consente alla macchina di stampare più vicino a elementi esistenti come muri o alberi, ampliando notevolmente le possibilità progettuali.
Nof Nathansohn e il suo team hanno realizzato il progetto nell’ambito del programma di Residenza Artistica WASP, e la struttura in scala reale è stata costruita presso la sede di WASP a Massa Lombarda. Il manufatto, caratterizzato dalla classica texture stratificata della stampa 3D per costruzioni, è stato arricchito con 14 varietà diverse di semi, che nel tempo germoglieranno trasformando la struttura in un’architettura vivente e vegetale.
“Anziché resistere al tempo, questi edifici lo abbracciano: germogliano, fioriscono e infine ritornano alla terra”, scrive WASP. “Quando i semi germogliano, le loro radici attraversano il corpo architettonico, non come elementi invasivi ma come rinforzo naturale, tessendo forza attraverso la collaborazione biologica.”
Chi visiterà la Biennale di Architettura di Venezia non potrà vedere direttamente la struttura To Grow a Building (con un diametro di cinque metri, non è esattamente facile da spostare!), ma nell’area dell’Arsenale è allestita un’esposizione dedicata, con foto e video del progetto.
“Studiando l’intelligenza delle comunità vegetali, To Grow a Building reimmagina l’architettura non come artefatto ma come organismo vivente”, aggiunge WASP. “Il progetto nasce da dati botanici: gli elementi architettonici sono definiti in base ai requisiti di luce e umidità delle piante, alle loro dimensioni da adulte, ai cicli stagionali e alle relazioni simbiotiche con le specie vicine. Questo approccio guidato dai dati dà vita a un ecosistema armonioso, in cui le piante prosperano collettivamente.”
In definitiva, questo progetto ci invita a ripensare l’edificio come parte viva dell’ecosistema, capace di crescere, trasformarsi e restituire valore alla terra. L’integrazione di semi locali celebra la biodiversità e recupera saperi radicati nel territorio.






